MONTELLO 1982

 

 

 

 

 

Sport

"Varese è la culla del basket?
Ma se le palestre cadono a pezzi" 

 

Foto by Foto Roberto Genuardi

La mitica palestra dei Pompieri in via XXV Aprile: è la stessa di cinquant'anni fa

 

La denuncia di chi gestisce una delle miriadi di piccole società cittadine:
"Poche strutture fatiscenti e strapiene. L'ultima è stata costruita trent'anni fa"

Renato Vagaggini,  presidente del Montello  davanti a uno simbolico stop sul tabellone del canestro.

 

Varese E' la culla della pallacanestro, dicono. Varese città cresciuta a pane e basket, dove la palla a spicchi è una religione e il palazzetto di Masnago si riempie tutte le domeniche, persino quest'anno per una squadra che sta retrocedendo: una passione unica, quasi maniacale. Una passione che riesce ad andare oltre ai confini dorati della serie A, con una provincia che è tra le prime in Italia per numero di tesserati, una galassia di piccole società che alimentano l'amore di tutto un territorio verso uno sport. Amore che, però, non viene ripagato: dietro all'etichetta di città dei canestri si nasconde, silenziosa e inascoltata, una realtà decadente e ingiustificata. Strutture obsolete, palestre inesistenti, dirigenti che ogni giorno devono fare i salti mortali per tenere in vita le loro società, facendosi largo tra le mancanze di una città che non offre nulla.
Renato Vagaggini è uno di quelli che, da venticinque anni, ci prova: presidente e fondatore del Montello, una delle società storiche di Varese, ogni anno si trova a fare i conti con una città che non è capace di offrire nulla.
«L'ultima palestra - racconta - che è stata costruita in città è quella di Valle Olona, che ormai ha più di venticinque anni. Le altre strutture nelle quali oggi si può fare pallacanestro sono la storica palestra di via XXV Aprile, e quelle delle scuole Pellico e Vidoletti. Chi ha i soldi affitta il Campus a cento euro all'ora, gli altri si arrangiano come possono».

Un po' poco, per quella che si fa pomposamente chiamare la culla della pallacanestro.
Decisamente poco: le società di Varese sono tante, più o meno una quindicina, e gli spazi sono ridotti all'osso. A noi viene garantito solo un allenamento settimanale (dalle 21.45 alle 23), e lo spazio per le partite in casa: lo stesso vale per le altre realtà, perché le palestre sono poche, e devono servire alle squadre di basket, di pallavolo...
E come fate?
Ci arrangiamo, facciamo i salti mortali. Abbiamo un allenamento alla settimana: un'ora e un quarto di tempo entro il quale dobbiamo cambiarci, allenarci, fare la doccia e liberare la palestra. Alla fine lavoriamo per tre quarti d'ora, non di più.
Lo stesso discorso per chi lavora con i ragazzi?
Chi ha il settore giovanile riesce a spuntare qualche ora in più: possono occupare le palestre a partire dalle 17. Ma è poca roba.

Come mai ci sono così poche ore?
Perché le poche palestre di Varese, a parte quella di Valle Olona, sono strutture integrate agli istituti scolastici: bisogna avere a che fare con i loro tempi, bisogna accordarsi con i custodi, non è semplice.
E come vengono divise le ore palestra?
A seconda dell'importanza della società: chi ha la squadra nella categoria più alta, ha diritto a più ore. Gli altri si accodano e si spartiscono le briciole.
In che condizioni versano le poche palestre disponibili?
Pessime: risentono dell'età e della mancanza di interventi. Sono palestre scolastiche che non possono essere omologate per le partite, mancano di tribune, di spogliatoi adeguati, d'inverno sono delle ghiacciaie e quando piove siamo costretti a giocare con i secchi in campo.
Un problema di sicurezza, anche...
A bordo campo viene ammucchiato tutto: porte per il calcetto, attrezzi per la ginnastica, reti per la pallavolo. La scorsa settimana durante la nostra partita un giocatore avversario è andato a sbattere contro una lavagna che se ne stava lì, chissà perché, mandandola in frantumi. Per puro caso non si è fatto male.
Quanta fatica fanno, le società come la vostra, a stare in piedi?
Troppa: il nostro budget, raccattato a fatica andando in giro a cercare qualche sponsor, se ne va tutto tra spese per le palestre e le tasse di iscrizione al campionato. I dirigenti come me sono mossi esclusivamente da tanta passione, e ogni anno ci rimettono dei quattrini.
Perché a Varese da trent'anni non si costruisce una palestra?
Evidentemente le varie istituzioni non hanno voluto investire sulle strutture sportive: la mancanza di palestre è una cosa grave e cronica, ma anche gli impianti principali della città sono un esempio chiaro della poca attenzione riservata negli anni a questo problema.

A cosa si riferisce?
Guardate il palazzetto: io sono abbonato dal 1968, e oggi è lo stesso di allora, se si esclude quel folle ampliamento per il quale sono stati spesi tanti di quei soldi che avrebbero potuto costruirne due nuovi. E poi lo stadio che cade a pezzi, il palaghiaccio, la piscina comunale fatiscente: non è possibile che a Varese non ci sia un impianto all'avanguardia per nessuna disciplina sportiva.
Come se la spiega, questa situazione?
Non me la spiego, ed è una cosa vergognosa. Sembra che in questa città, chi comanda e decide si diverta ad abusare della passione unica della gente: tanto il palazzetto è comunque pieno anche se la squadra retrocede, e ci sarà sempre qualche fesso disposto a farsi in quattro per mandare avanti una società.
Francesco Caielli