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Sport
"Varese è la culla del basket?
Ma se le palestre cadono a pezzi"
Foto by Foto Roberto Genuardi
La mitica palestra dei Pompieri in via XXV Aprile: è la stessa di cinquant'anni fa
La
denuncia di chi gestisce una delle miriadi di piccole società cittadine:
"Poche strutture fatiscenti e strapiene. L'ultima è stata costruita trent'anni
fa"

Renato Vagaggini, presidente del Montello davanti a uno simbolico stop sul tabellone del canestro.
Varese
E' la culla della pallacanestro, dicono. Varese città cresciuta a pane e basket,
dove la palla a spicchi è una religione e il palazzetto di Masnago si riempie
tutte le domeniche, persino quest'anno per una squadra che sta retrocedendo: una
passione unica, quasi maniacale. Una passione che riesce ad andare oltre ai
confini dorati della serie A, con una provincia che è tra le prime in Italia per
numero di tesserati, una galassia di piccole società che alimentano l'amore di
tutto un territorio verso uno sport. Amore che, però, non viene ripagato: dietro
all'etichetta di città dei canestri si nasconde, silenziosa e inascoltata, una
realtà decadente e ingiustificata. Strutture obsolete, palestre inesistenti,
dirigenti che ogni giorno devono fare i salti mortali per tenere in vita le loro
società, facendosi largo tra le mancanze di una città che non offre nulla.
Renato Vagaggini è uno di quelli che, da venticinque anni, ci prova: presidente
e fondatore del Montello, una delle società storiche di Varese, ogni anno si
trova a fare i conti con una città che non è capace di offrire nulla.
«L'ultima palestra - racconta - che è stata costruita in città è quella di Valle
Olona, che ormai ha più di venticinque anni. Le altre strutture nelle quali oggi
si può fare pallacanestro sono la storica palestra di via XXV Aprile, e quelle
delle scuole Pellico e Vidoletti. Chi ha i soldi affitta il Campus a cento euro
all'ora, gli altri si arrangiano come possono».
Un po' poco, per quella che si fa pomposamente chiamare la culla della
pallacanestro.
Decisamente poco: le società di Varese sono tante, più o meno una quindicina, e
gli spazi sono ridotti all'osso. A noi viene garantito solo un allenamento
settimanale (dalle 21.45 alle 23), e lo spazio per le partite in casa: lo stesso
vale per le altre realtà, perché le palestre sono poche, e devono servire alle
squadre di basket, di pallavolo...
E come fate?
Ci arrangiamo, facciamo i salti mortali. Abbiamo un allenamento alla
settimana: un'ora e un quarto di tempo entro il quale dobbiamo cambiarci,
allenarci, fare la doccia e liberare la palestra. Alla fine lavoriamo per tre
quarti d'ora, non di più.
Lo stesso discorso per chi lavora con i ragazzi?
Chi ha il settore giovanile riesce a spuntare qualche ora in più: possono
occupare le palestre a partire dalle 17. Ma è poca roba.
Come mai ci sono così poche ore?
Perché le poche palestre di Varese, a parte quella di Valle Olona, sono
strutture integrate agli istituti scolastici: bisogna avere a che fare con i
loro tempi, bisogna accordarsi con i custodi, non è semplice.
E come vengono divise le ore palestra?
A seconda dell'importanza della società: chi ha la squadra nella categoria più
alta, ha diritto a più ore. Gli altri si accodano e si spartiscono le briciole.
In che condizioni versano le poche palestre disponibili?
Pessime: risentono dell'età e della mancanza di interventi. Sono palestre
scolastiche che non possono essere omologate per le partite, mancano di tribune,
di spogliatoi adeguati, d'inverno sono delle ghiacciaie e quando piove siamo
costretti a giocare con i secchi in campo.
Un problema di sicurezza, anche...
A bordo campo viene ammucchiato tutto: porte per il calcetto, attrezzi per
la ginnastica, reti per la pallavolo. La scorsa settimana durante la nostra
partita un giocatore avversario è andato a sbattere contro una lavagna che se ne
stava lì, chissà perché, mandandola in frantumi. Per puro caso non si è fatto
male.
Quanta fatica fanno, le società come la vostra, a stare in piedi?
Troppa: il nostro budget, raccattato a fatica andando in giro a cercare
qualche sponsor, se ne va tutto tra spese per le palestre e le tasse di
iscrizione al campionato. I dirigenti come me sono mossi esclusivamente da tanta
passione, e ogni anno ci rimettono dei quattrini.
Perché a Varese da trent'anni non si costruisce una palestra?
Evidentemente le varie istituzioni non hanno voluto investire sulle
strutture sportive: la mancanza di palestre è una cosa grave e cronica, ma anche
gli impianti principali della città sono un esempio chiaro della poca attenzione
riservata negli anni a questo problema.
A cosa si riferisce?
Guardate il palazzetto: io sono abbonato dal 1968, e oggi è lo stesso di allora,
se si esclude quel folle ampliamento per il quale sono stati spesi tanti di quei
soldi che avrebbero potuto costruirne due nuovi. E poi lo stadio che cade a
pezzi, il palaghiaccio, la piscina comunale fatiscente: non è possibile che a
Varese non ci sia un impianto all'avanguardia per nessuna disciplina sportiva.
Come se la spiega, questa situazione?
Non me la spiego, ed è una cosa vergognosa. Sembra che in questa città, chi
comanda e decide si diverta ad abusare della passione unica della gente: tanto
il palazzetto è comunque pieno anche se la squadra retrocede, e ci sarà sempre
qualche fesso disposto a farsi in quattro per mandare avanti una società.
Francesco Caielli